La Fondazione scelse di focalizzare i propri interventi nell’ambito delle PERIFERIE, ponendo ancora al centro della attività le situazioni di grave emarginazione sociale.


    Per periferie si intesero “aree disagiate delle città” indipendentemente dalla loro collocazione effettiva nel centro o ai margini degli agglomerati urbani ovvero “aree depresse” dove vi fu un’alta concentrazione di problemi sociali, economici, ambientali e che necessitarono di interventi integrati per poter affrontare al meglio lo sviluppo sociale e territoriale.


    La Fondazione scelse di finanziare progetti in queste aree periferiche dove:

    Si interveniva ad una riqualificazione di quartieri “sensibili”, diminuendo le situazioni conflittuali che generavano la non omogenità (conflitti tra anziani e giovani, tra coloro che vivevano e lavoravano in un quartiere e coloro che invece lo consideravano un «quartiere dormitorio», tra popolazione e migranti o tra migranti e migranti).

    Si interveniva a superare lo stato di abbandono delle persone povere, immigrate , e/o anziane favorendone la loro valorizzazione in quanto risorse  per il territorio in cui vivevano e contribuendo allo loro integrazione sociale.


    Si interveniva sui fenomeni aggregativi giovanili devianti (promuovendo nuovi luoghi di aggregazione diversi dalla strada, sviluppando progetti che coniugavano impegno, sport, attività ludico educative collegate al mondo della musica, favorendo la prevenzione e offrendo alternative concrete alla devianza).


    Si promuovevano azioni  concrete di recupero di persone e di luoghi alla LEGALITÀ quali la riqualificazione di luoghi sottratti alla criminalità per farne sedi di aggregazione sociale o di lavoro per giovani e persone in situazione di difficoltà; l’attuazione di percorsi concreti di recupero per persone che volevano trovare vie alternative alla illegalità; la realizzazione di “avamposti” di solidarietà in zone della città dove la miseria e l’illegalità erano la regola.

    Si poneva l’attenzione alla centralità del problema educativo nei giovani coniugando educazione e innovazione, orientando le loro potenzialità su obiettivi positivi, offrendo le medesime opportunità formative ai minori stranieri, promuovendo la mediazione culturale e la permanenza nel sistema scolastico.


    Rispetto agli ambiti sopra esposti, furono preferiti progetti che:
    - avevano presentato interventi integrati che avevano agito in più ambiti;
    - avevano previsto un coinvolgimento complessivo di tutte le forze in campo (istituzioni locali, enti non profit, enti profit e privati cittadini);
    - avevano reso efficaci reti solidali preesistenti oppure erano intervenuti in aree territoriali in cui vi era completa “mancanza di risposte” ai problemi evidenziati.

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